Matrona Busa
Questo episodio ci è stato tramandato da Tito Livio, storico vissuto sotto l’imperatore Augusto, che nell’opera “Ab Urbe Condita” Liber XXII – 52, scrive:
“Eos qui Canusium perfugerant mulier Apula nomine Busa, genere clara at divitiis, moenibus tantum rectisque a Canusinis acceptus, frumento, veste viatico etiam iuvit, pro qua ei munificentia postea bello perfecto ab senatu honores habiti sunt.”
“Quelli che erano riparati a Canosa, e che dai Canosiani avevano avuto soltanto alloggio entro le mura e nelle case, furono da una donna pugliese di nome Busa, insigne per nascita e per ricchezze, sovvenuti di abiti, di frumento e anche di denaro; e per tale sua munificenza il Senato, a guerra finita, le tributò grandi onori”.
Il ricordo di Busa tra i protagonisti eccellenti della Daunia è di estremo interesse per vari motivi. Questa presenza femminile nella ristretta fascia di uomini al comando, potrebbe indicare la possibilità per donne dell’aristocrazia canosina di rivestire ruoli straordinari nelle relazioni pubbliche. La ricchezza di Busa si lega sicuramente al possesso di grandi proprietà fondiarie e la sua identità va ricondotta al canosino Buzos, figura ben inserita nella vita economica e sociale dell’isola greca di Delo, ricordato da una testimonianza epigrafica, lascia intravedere forme economiche di ampio respiro per la gens a cui apparteneva Busa, legate al commercio e ai traffici del mediterraneo. In più si deve ricordare il valore documentativo di alcune delle più prestigiose tombe di Canosa, come la Tomba degli Ori, gli Ipogei Lagrasta, che accolgono ricchissime deposizioni femminili risalenti all’epoca daunia. Emerge quindi, come in questo momento storico, vi fosse una concezione “regale” della donna esemplificata dalla esclusività dei beni della famiglia.
Un riferimento alla matrona canosina Busa si deve anche all’illustre poeta Giovanni Boccaccio che nell’opera “De mulieribus claris” le dedica un intero capitolo (LXIX) intitolato “De Busa canusina apula muliere”. L’opera, scritta in latino, intorno al 1361–1362 circa, comprende centoquattro biografie di donne famose dell’antichità e dei tempi al poeta contemporanei, da Eva alla regina Giovanna di Napoli. L’opera ha un intento educativo e moraleggiante. Pare infatti, che l’autore volesse proporre alle fanciulle dell’epoca il modello della donna virile e guerriera, ovvero quello di artiste, letterate e poetesse, donne famose per la loro virtù e per la nobiltà e dignità dei loro gesti e dei loro detti, o tristemente note per vizi e scelleratezze.
BIBLIOGRAFIA
NATALINO SAPEGNO, “Il Trecento – Storia letteraria d’Italia” Terza Edizione, 1966, Dr F. Vallardi. pag. 358.
V. SIRAGO, “La Puglia e le guerre puniche” in Puglia Antica, Editrice Tipografica, Bari 1999, pag. 164.
Acura di:
Dott.ssa in Scienze dei Beni Culturali Luigia Capacchione,
Dott.ssa in Scienze della Formazione Continua Mariateresa Massa,
Laureando in Scienze dei Beni Culturali Sabino Merra,
Laureanda in Beni Culturali Cinzia Sinesi.
Volontari Servizio Civile 2007/2008 – Progetto “Promozione turistica, più valore al territorio”.
Sede di attuazione del progetto: I.A.T. Comune di Canosa di Puglia.
Operatore locale progetto: dott. Mario Caracciolo
Identikit di un eroe polivalente
Il territorio della città di Canosa costituisce un'eccezionale riserva di testimonianze della sua plurimillenaria storia, le cui origini vengono fatte risalire dalla tradizione popolare alla figura dell’eroe omerico Diomede, a cui viene attribuita la fondazione di molte delle più antiche città della Apulia. Diomede, re di Argo, figlio di Tideo e di Difile, appartiene all'epopea di Omero che, come noto, colloca le sue vicende intorno al 1200-1180 a.C., cioè al periodo della guerra di Troia a cui l’eroe prese parte. Sotto le mura della mitica città, Diomede fu autore di azioni eccezionali, affrontando senza timore sia gli avversari, sia le divinità accorse in loro aiuto. Egli, però, non era un eroe tracotante e superbo, come pure se ne trovavano nel campo greco, ma leale e rispettoso dei valori dell'amicizia. Diomede piace perché è un eroe privo di fronzoli, un vero uomo che si conquista la gloria ed il rispetto per quello che realmente vale: egli, non ha divinità che lo proteggono, non ha parenti sull'Olimpo, non si atteggia a divo. Infatti, nel libro V dell'Iliade si narra come Diomede affronti in duello Enea, per il quale accorse in aiuto Afrodite che l’eroe offese e ferì su una mano; Afrodite tornò sull’Olimpo e chiamò Ares a difendere Enea, Diomede ferì anche lui, costringendolo alla fuga. Il “nostro eroe” era sempre presente nelle azioni più audaci dei greci: fu, tra quelli che entrarono nel famoso cavallo ideato da Ulisse per penetrare nella città di Troia. Dopo la caduta di quest’ultima, tornò velocemente ad Argo, primo tra tutti gli Achei a tornare in patria. Il veloce ritorno però era opera di Afrodite, che era ansiosa di vendicarsi dell’offesa ricevuta durante la guerra. Ad Argo, infatti né sua moglie Egialea, né i suoi sudditi lo ricordavano più. Era Afrodite ad aver cancellato il ricordo di Diomede dalla loro memoria. Diomede decise allora di abbandonare la città. L’eroe profugo era in cerca di un territorio dove impiantarsi, dove porre termine alle continue peripezie; quindi ospite di Dauno, segnò un territorio che volle delimitare con particolari pietre “di confine”, che altro non erano che i resti delle mura di Troia. Le città fondate sembrano configurare sul territorio un cordone di baluardi posto intorno al Gargano, quasi come una cinta immaginaria che voglia delimitare quelli che diventeranno i “Campi Diomedei”. Nei porti delle città dell’Adriatico insegnò alle popolazioni locali a navigare, nell’entroterra invece, l’arte della caccia e ad addomesticare i cavalli. Secondo Servio, infatti, una delle ipotesi per spiegare la radice del nome Canosa si riconduce proprio al fatto che il suo fondatore “soleva quivi menare i suoi cani per la caccia”, da qui Canusium Cynegeticon. Diomede non è ricordato solo come campione della guerra ma anche come l’eroe del mare e della diffusione della civiltà greca.
BIBLIOGRAFIA
JACOBONE N., Canusium. Ricerche di storia e topografia, Editrice Salentina, Galatina 1982.
PARATORE E., La leggenda apula di Diomede e Virgilio, Archivio storico pugliese, anno VI fascicolo I – VI, gennaio – dicembre 1953.
ANNIBALDIS G., Sulle tracce di Diomede, Schiena Editore, Fasano 2006.
Testi di: dott.sa in Scienze dei Beni Culturali Luigia Capacchione,
dott.sa in Scienze della Formazione Continua Mariateresa Massa,
laureando in Scienze dei Beni Culturali Sabino Merra,
laureanda in Beni Culturali Cinzia Sinesi.
Volontari Servizio Civile 2007/2008 – Progetto “Promozione turistica, più valore al territorio”.
Sede di attuazione del progetto: I.A.T. Comune di Canosa di Puglia.
Operatore locale progetto: dott. Mario Caracciolo.
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