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OGGI

CITTA'. Turismo religioso.

Turismo, televisione, urbanizzazione, nuovi mezzi di comunicazione sono aspetti globali che ovviamente toccano e trasformano anche la società canosina. Con i rispettivi pro e contro. Era già accaduto quando arrivò il riscaldamento centrale nelle abitazioni: una novità positiva, ma che contribuì alla scomparsa dei filò e dunque di una dimensione comunitaria della vita quotidiana.
Con l’avvento dell’era turistica nascono nuove professioni e nuovi mestieri. Il tenore di vita dei canosini - ancorché in maniera non omogenea – aumenta. Lavorare nel turismo è più redditizio che zappare o costruire palazzi: il turismo ha dunque un impatto economico e sociale molto importante. Passando dai liquidi, intesi come denaro, ai solidi, un altro impatto evidente è quello del miglioramento o della costruzione ex novo di infrastrutture per la viabilità, per l’accoglienza e per l’intrattenimento serale dei forestieri. Ma c’è anche il rovescio della medaglia. A fronte di grossi investimenti da parte dell’industria turistica, che spinge incessantemente per la crescita, alcune comunità trovano difficile controllare la direzione del proprio sviluppo.
Gli stili di vita sono sensibilmente cambiati. Basti pensare alla nuova alternanza delle stagioni, che in alcune località particolarmente frequentate dai flussi di visitatori non sono più primavera estate autunno e inverno. Ma le due stagioni turistiche - invernale ed estiva - e la stagione “morta”. Non stupisce, quindi, che agli albori del nuovo fenomeno la Chiesa richiamasse gli indigeni a valori e a comportamenti più morigerati e tradizionali. Nell’Ottocento i preti vedevano nel turismo un pericoloso agente di corruzione dei costumi. Oggi gli albergatori si trovano in chiesa a pregare perché scenda la neve.

Turismo responsabile e cooperazione internazionale
Aitr – Associazione italiana turismo responsabile

Il turismo è ormai la principale voce negli scambi commerciali mondiali, più importante di quella automobilistica, dell'acciaio, dell'elettronica e dell'agricoltura. Genera 3.500 miliardi di dollari all'anno di fatturato, il 6% del prodotto lordo del pianeta, impiega 127 milioni di persone, 1 ogni 15 occupati in tutto il mondo. Ma anche in questo settore dell'economia mondiale, le differenze tra Nord e Sud del pianeta sono abissali, l'80% degli spostamenti internazionali è appannaggio dei residenti di soli 20 paesi. Nel 1992 un inglese spendeva in turismo 330 dollari all'anno, un americano 154, un tunisino 22, un indiano solo mezzo dollaro. Anche le principali destinazioni turistiche sono nei paesi del Nord, che ricevono il 70% dei turisti e incassano il 72% del fatturato del settore. Il vero detonatore della rivoluzione turistica è stata la classe lavoratrice dei paesi industrializzati, che negli anni '80 hanno cominciato a varcare i confini dei rispettivi paesi per recarsi in "paradisi tropicali" lontani migliaia di chilometri, ma a più buon mercato della solita località balneare vicina a casa. Nelle immense periferie del Sud del mondo il fenomeno turismo è invece ancora trascurabile: Africa e Asia Meridionale, per quanto in crescita, non ricevono né generano flussi turistici apprezzabili. L'industria turistica è fortemente concentrata nelle mani di pochi grandi operatori, anche se esistono migliaia di piccole agenzie, che però ripropongono per lo più i pacchetti dei "grandi". Per valutare complessivamente questo settore, soprattutto per quanto riguarda il suo ruolo nello sviluppo dei paesi del Sud del mondo, basta conoscere alcune percentuali riguardanti la distribuzione del prezzo dei pacchetti turistici tra l'operatore turistico e il paese di destinazione: in Kenya rimane solo il 30% di quanto pagato all'acquisto del viaggio, in Nepal il 47%, in Sri Lanka il 30%, in Tailandia il 59%. Talvolta l'impatto turistico è devastante per le aree che, senza una programmazione razionale, vengono "spalancate" al turismo di massa. Lo scorso anno, in un articolo uscito sul South China Morning di Hong Kong, così veniva descritta la situazione di uno dei "paradisi" delle vacanze più gettonato, l'isola di Bali in Indonesia: "gli abitanti si lamentano per la discriminazione che l'industria turistica esercita nei loro confronti, non possono sedersi sulla spiaggia di un grande albergo (buona parte del litorale), che subito arriva qualcuno che minaccia di chiamare la polizia. Alla gente del posto, poi, si proibisce di pescare, di organizzare giochi o cerimonie religiose perché, dicono i proprietari degli alberghi, potrebbero disturbare i turisti". A proposito di alberghi: "Sono numerosissimi -scrive il Morning- e la rete fognaria è assolutamente inadeguata, con effetti disastrosi sull'ecosistema della barriera corallina. Campi da golf e piscine consumano enormi quantità di acqua (500 litri al giorno per ogni stanza di albergo), mettendo in crisi il sistema di coltivazione del riso". Dunque il turismo può innescare un processo di arricchimento, ma, se non adeguatamente governato, alla lunga rischia di rivelarsi un boomerang.  

Psicologia del Turista

Le motivazioni per decidere un viaggio sono molto varie e personali, ma non si possono trascurare i messaggi lanciati con le campagne pubblicitarie e il richiamo delle mode, vere o artificiali, che nidificano nel subconscio del potenziale vacanziere alimentando il desiderio di recarsi in un determinato luogo. Sono stati diversi negli ultimi anni, ma ben identificabili, i paesi o i luoghi "da sogno" maggiormente premiati dai turisti occidentali: Tailandia, Seychelles, Maurizio, Cuba, Santo Domingo, per i turisti "in economia"; Patagonia, Namibia, Vietnam, San Marteen, Australia per il turismo di élite. Concorrono a creare l'interesse per tali destinazioni un mix di soggetti come gli Enti del turismo dei paesi interessati, le riviste specializzate, le compagnie aeree, e non ultimo gli operatori turistici. Antica storia, quella della struttura nata con il fine di organizzare mezzi di trasporto, cercare alberghi, condurre in gita gruppi più o meno folti di turisti. Le sue origini risalgono ai pellegrinaggi verso i grandi santuari d'Europa e in direzione di Gerusalemme. Oggi l'agenzia è divenuta totem e tabù, creatura adorata/odiata in egual misura da chi ad essa si affida e da chi di essa diffida per non dire che ne aborrisce le pratiche omologanti. Negli ultimi anni sono nate agenzie specializzate nella vendita di viaggi personalizzati, al di fuori degli itinerari più battuti. Questo per soddisfare i bisogni di turisti sempre più esigenti. Una recente ricerca realizzata in Inghilterra ha individuato 4 tipi di turista: i turisti di massa organizzati (coloro che comprano solo viaggi "tutto organizzato"); il turista di massa individuale (è più libero e autonomo dal gruppo, ma stabilisce rigorosamente prima della partenza l'intero svolgimento del viaggio), l'esploratore (cerca accuratamente itinerari poco frequentati o insoliti da fare da solo o in piccoli gruppi, per questo spende molto di più dei precedenti); infine il cosiddetto vagabondo (evita qualsiasi organizzazione turistica e cerca contatti diretti con la realtà locale, decide alla giornata dove recarsi durante il viaggio). Ma la molla che porta a decidere la destinazione e il tipo di viaggio rimane sempre quello che i sociologi chiamano la "giustificazione" sociale, cioè l'accettazione nel proprio contesto sociale dell'azione che sta per compiere. Un operaio, che fino a qualche anno fa, se fosse andato a fare le vacanze alle Seychelles sarebbe stato guardato con sospetto o diffidenza, oggi non può fare a meno, "socialmente" parlando, di recarsi appunto nell'Oceano Indiano per trascorrere la luna di miele. I gusti e le mode di questo settore riflettono in modo fedele vizi e virtù delle società che generano i flussi turistici. Così come la grande maggioranza dei turisti cerca lo svago durante le vacanze, altri cercano la trasgressione sognata, ma mai realizzata dove risiedono abitualmente. Da qui il fenomeno del turismo sessuale e di una delle sue derivazioni più degenere, la pedofilia. Ma la trasgressione non ha solo risvolti sessuali. Bisogna stravolgere anche la propria routine, la gestione del tempo, delle abitudini nell'assunzione di droghe e alcol, dell'investimento affettivo nei rapporti di amicizia temporanea che si stabiliscono, ecc. Il turismo internazionale è sempre di più la valvola di sfogo per milioni di persone che si sentono "strette" nelle società di cui fanno parte, dove tutto è organizzato e tenuto sotto controllo, dove l'emozione è programmata e arginata. Per contro, l'immagine che le popolazioni dei paesi scelti dai turisti si fanno, è che tutti gli occidentali sono ricchi sfondati, non lavorano molto, amano dissipare i soldi, si vestono in modo indescrivibile e non conoscono alcun tipo di codice morale di comportamento.  

Tutti ne parlano

Uno dei diretti responsabili della costruzione dell'immaginario turistico, cioè dello stereotipo con il quale viene normalmente presentato un paese ("paradiso tropicale", "terra del sorriso", ecc.) è la stampa specializzata. In Italia, il paese europeo con più testate turistiche, la rivista "tipo" è ricca di quadricromie fotografiche e carta patinata, ridonda nell'uso di aggettivi nei racconti, pubblicizza direttamente o indirettamente mete determinate, omette i fatti o gli aspetti "ingombranti" dei paesi promossi pubblicitariamente. L'argomento viaggio è poi presente in buona parte della stampa periodica. Oltre alle decine di riviste specializzate, tutti i femminili, i settimanali, i mensili e buona parte dei quotidiani hanno rubriche più o meno fisse sul turismo. La stampa specializzata, che è una delle due principali fonti di informazione consultate dal viaggiatore prima della partenza, insieme ai cataloghi degli Operatori turistici, si configura come uno strumento "informativo" e "formativo" allo stesso tempo: da un lato informa sulle novità del mercato turistico, dall'altro è decisiva nell'orientare la scelta del potenziale turista. L'impostazione che caratterizza la rivista (generica, avventurosa, naturalistica, culturale, storica, archeologica, sportiva, ecc.), condiziona l'approccio che il turista avrà con il paese scelto per trascorrere le proprie vacanze e prepara il bagaglio di pregiudizi positivi e negativi (esotismo, natura incontaminata, disponibilità sessuale, ecc.) che il turista porterà con sé nel viaggio.
L'immagine complessiva della stampa turistica italiana che ha messo in luce una ricerca dell'Icei, con poche eccezioni, è inquietante: scarsa autonomia professionale, inserimento di pubblicità occulta, linguaggio stereotipato e uso di luoghi comuni per descrivere paesi e popoli, poche e scontate informazioni utili per il viaggiatore. Se consideriamo che questa letteratura raggiunge milioni di persone e che, per decine di paesi del Sud del mondo, è l'unica fonte di informazione esistente, la situazione dovrebbe destare preoccupazioni, come è già emerso nei Convegni realizzati dall'associazione di categoria italiana (GIST) per approfondire i rapporti tra editoria e operatori turistici. Nella stampa turistica è quasi inesistente però la riflessione sull'evoluzione del costume turistico e delle ricadute, positive o negative, che questa industria del tempo libero ha nei Paesi del Sud del Mondo di medio o basso reddito. Le poche informazioni disponibili sull'impatto del turismo sull'ambiente, sull'economia e sulla cultura dei paesi interessati, provengono quasi esclusivamente da riviste che si occupano di rapporti Nord-Sud, di ambiente o di consumi.  

Il ruolo della cooperazione internazionale nella promozione del turismo come risorsa per lo sviluppo

Per una organizzazione non governativa come ICEI, l'approccio al turismo è obbligatoriamente da mettersi in rapporto con lo sviluppo del Sud del mondo. Il principale problema che si pone ad un paese che vuole fare crescere il suo settore turistico è la pianificazione e la gestione di un turismo sostenibile, che non comprometta cioè il patrimonio ambientale, culturale e sociale del territorio. Un turismo programmato in consultazione con le comunità locali e con gli investitori, che sia giusto ed equo per la comunità ospitante, economicamente sostenibile nel lungo periodo, che non provochi danni alle attrazioni turistiche e all'ambiente naturale, richiede un grande sforzo di programmazione e anche grossi investimenti. Naturalmente quella dello sviluppo di un turismo sostenibile è una sfida che accomuna tutte le destinazioni: ma i Paesi poveri, che sono anche molto fragili politicamente, che sono poveri di infrastrutture e di management, rischiano di perderla molto facilmente. Tanto meno un Paese è in grado di offrire strutture e servizi, tanto più dipende dagli investitori esteri, tanto minori sono le entrate derivanti dal turismo che rimangono in loco. Lo sviluppo di un turismo sostenibile rappresenta quindi una grande potenzialità per molti Paesi del Sud del mondo: sia in campo strettamente economico, attraverso la crescita dell'occupazione locale e l'introito di valute forti, che in campo sociale, attraverso la valorizzazione delle risorse ambientali, umane e culturali, che lo sviluppo di altri settori produttivi non consentirebbe. La cooperazione internazionale potrebbe svolgere un ruolo importante nel sostenere le scelte dei governi in questa direzione. La domanda è rappresentata da turisti che provengono dal mondo industrializzato e la struttura dell'offerta dei servizi nel turismo internazionale è anch'essa sotto il controllo di imprese occidentali: gran parte delle responsabilità per la direzione che il turismo internazionale sta da questa parte del mondo. Le organizzazioni non governative di sviluppo si impegnano per cambiare i rapporti tra Paesi ricchi e poveri anche richiamando l'attenzione dell'opinione pubblica sugli aspetti che non funzionano nel nostro modello di sviluppo: ad esempio stimolando a stili di consumo più etico anche nel campo del turismo internazionale, diffondendo codici per il turismo responsabile, informando sui danni provocati dal turismo di massa, facendo chiarezza sulle responsabilità degli operatori turistici, indicando itinerari e strutture ricettive a basso impatto ambientale e sociale. D'altro canto le ONG sono presenti da anni in molti Paesi del Sud del mondo, lavorando quotidianamente al fianco delle comunità e delle organizzazioni locali: i progetti di sviluppo si sono fino ad ora rivolti a settori economici di base, quali l'agricoltura, la piccola imprenditoria locale, l'artigianato. Si stanno cominciando a pensare interventi di formazione nel settore turistico, di individuazione, insieme ai partner e ai governi locali, di itinerari di turismo sostenibile, svolgendo un ruolo di intermediari tra gli operatori turistici e i potenziali ospiti. Del resto già oggi molte ONG stanno sperimentando l'organizzazione di viaggi di incontro e di conoscenza legati ai loro progetti nel Sud del mondo. Anche la cooperazione non governativa dunque potrebbe, e dovrebbe secondo noi, giocare un ruolo importante nell'invenzione di un turismo meno distruttivo e, non dimentichiamo, che crei maggior ricchezza per gli ospiti e maggior soddisfazione per i visitatori. Il numero di italiani che si mettono in viaggio per destinazioni extraeuropee è in forte aumento: persone che conoscono o vogliono conoscere il Sud del mondo direttamente, spesso condizionati da immagini stereotipate dei Paesi e che spesso ne ignorano le condizioni politiche, sociali ed economiche. Anche persone sensibili però, che tornano deluse dai viaggi "tutto compreso", che rendono minime le possibilità di contatto con la popolazione locale, se non attraverso manifestazioni folcloristiche, altrettanto slegate dalla cultura viva delle popolazioni locali. Turisti che pensano al viaggio come ad un'opportunità di conoscenza e incontro con culture diverse: obiettivo ultimo è naturalmente quello di sensibilizzare questo pubblico alla necessità di un impegno solidale, anche nel consumare il prodotto particolare che è rappresentato dal turismo.

 

 

 

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